
Ma che scoperte che puoi fare buttando gli occhi oltre Oceano!
La Valle di Biobìo, nel Cile meridionale, per anni è stata considerata uno dei territori-limite per la coltivazione della vite. Così fredda e umida, soprattutto attorno al fiume che dà il nome alla valle, sono state poche le varietà in grado di adattarsi alle sue condizioni estreme, in particolare quelle a bacca bianca, come il Moscatel de Alejandria.
Nulla di diverso dal nostro Zibibbo di Pantelleria, diffusissima fino al XX secolo assieme al Pais, negli anni ha ceduto il passo ai più popolari Pinot Noir, Sauvignon Blanc e Chardonnay.
Storicamente la Valle di Biobìo si è sempre dedicata a vitigni rustici destinati principalmente al vino da tavola, sfuso o destinato all’esportazione. Negli ultimi anni, alcune cantine della Valle di Biobío si sono concentrate sulla produzione di vini di qualità superiore, come Pu Wines: giovane e radicale realtà artigianale, nel ‘Secano Interior Yumbel’ Moscatel de Alejandria dà voce a questo territorio estremo.
Le viti crescono su terreni vulcani seguendo i principi dell’agricoltura biodinamica e senza l’utilizzo di alcun sistema di irrigazione. Raccolti a mano, i grappoli diraspati e pigiati sono ammostati in vecchie anfore cilene, chiamate “tinajas”, dove fermentano spontaneamente mentre le bucce macerano per ben 6 mesi. Dopo la svinatura e una breve maturazione in botti di rovere usate, il vino viene imbottigliato senza chiarifica, filtrazione e aggiunte di solfiti.
Un esempio concreto di come zone storicamente considerate marginali possano oggi offrire un potenziale enorme per una viticoltura sostenibile e di altissima qualità.
