Prima dello Champagne: il lungo viaggio dei Crémant francesi

Dall’Alsazia a Limoux, la mappa delle grandi bollicine d’Oltralpe che splendono fuori dall’ombra di Reims.

Era il 1531 quando i monaci benedettini dell’abbazia di Saint-Hilaire, in un borgo tra le colline calcaree del Languedoc, imbottigliarono per la prima volta un vino frizzante ottenuto dal Mauzac, un vitigno autoctono di quelle terre aspre e poco frequentate. Non stavano inventando un metodo. Stavano semplicemente osservando cosa succedeva quando si lasciava fare al vino, e il vino dentro quelle bottiglie continuava a lavorare, a fermentare, a produrre qualcosa che non aveva ancora un nome. È la storia di un nome che oggi conosciamo come Crémant, e che inizia molto prima dello Champagne.

Quel vino era la Blanquette de Limoux, considerata oggi il primo vino spumante della storia. Non lo sapremo mai con certezza assoluta (anche Gaillac contesta il primato) ma quello che sappiamo è che l’abbazia di Saint-Hilaire aveva già capito qualcosa che al resto del mondo sarebbe servito ancora quasi un secolo e mezzo per formalizzare. Lo Champagne sarebbe arrivato nel XVII secolo, con Dom Pérignon e la corte di Luigi XIV. E da quel momento in poi avrebbe preso tutto: il nome, la mitologia, il palcoscenico.

Il resto è rimasto nell’ombra. Non per demerito, ma per la forza irresistibile di una narrazione che aveva trovato il suo protagonista e non aveva bisogno di altri.

Le 8 bollicine francesi oltre lo Champagne

Lo Champagne ha preso il palcoscenico, ma dietro le quinte la Francia non ha mai smesso di fare bollicine. Otto denominazioni diverse producono vini spumanti con lo stesso metodo della rifermentazione in bottiglia, con la stessa pazienza, con la stessa cura. Si chiamano Crémant, un nome che viene dal verbo francese crémer, coprirsi di spuma, di quella crema delicata che si forma nel calice quando il vino è vivo. Non sono le bollicine, parola che svilisce. Sono la spuma, l’effervescenza, qualcosa di più preciso e più bello.

Crémant, però, da solo non basta. Per legge, il nome deve sempre portare con sé un luogo: Crémant d’Alsace, Crémant de Bourgogne, Crémant de Loire. Il territorio è parte del vino, non una nota a piè di pagina. E ogni territorio racconta qualcosa di radicalmente diverso.

Crémant d’Alsace

L’Alsazia è una striscia di terra lunga e stretta, protetta dai Vosgi a ovest e affacciata sul Reno a est. Quella catena montuosa fa da scudo ai venti e regala alla regione un clima sorprendentemente secco e soleggiato per una latitudine così nordica. I suoli sono tra i più vari d’Europa: granito, calcare, argilla, arenaria, tutto nello spazio di pochi chilometri.

Il Crémant d’Alsace nasce principalmente da Pinot Blanc e Auxerrois, con possibili apporti di Riesling, Pinot Gris e Pinot Nero. È generoso e profumato, con una morbidezza che viene da uve che hanno avuto il tempo di maturare con calma, senza fretta. È probabilmente il Crémant più immediato, quello che non chiede preparazione per essere apprezzato. E questa è una qualità, non un difetto.

Crémant de Bourgogne

La Borgogna è una regione di colline dolci, dove il sottosuolo di roccia calcarea dà ai vini una freschezza e una precisione difficile da trovare altrove. Le estati sono calde ma le notti restano fresche, e questa differenza aiuta le uve a maturare lentamente, senza perdere vivacità.

Il Crémant de Bourgogne nasce principalmente da Chardonnay e Pinot Nero. La rifermentazione in bottiglia era praticata a Rully, nella Côte Chalonnaise, già nel 1820. Ha struttura e profondità, è un vino che si fa sentire nel calice, che non sparisce al primo sorso. Fresco ma non leggero, è quello che sceglieresti per accompagnare una cena importante senza aprire una bottiglia da occasione speciale. Piace a chi ama lo Champagne ma vuole qualcosa di meno formale.

Crémant de Loire

La Loira è il fiume più lungo di Francia, e i suoi vigneti si estendono per centinaia di chilometri, dall’entroterra fino all’Atlantico. È un territorio vario, dove il clima cambia man mano che ci si avvicina al mare: più fresco, più ventoso, con una presenza dell’oceano che si sente anche nei vini. I suoli passano dal tufo al calcare, dalla sabbia all’argilla, a seconda di dove ti trovi lungo il fiume.

Il Crémant de Loire nasce principalmente da Chenin Blanc, un vitigno che in questa regione trova la sua casa naturale. È un vino fresco e leggero, con una vivacità che lo rende perfetto a tavola. Non impegna, non stanca, accompagna senza mai sovrastare. È quello che apriresti per un pranzo con gli amici, per un aperitivo che si allunga, per una sera in cui vuoi bere bene senza pensarci troppo.

Crémant de Bordeaux

Bordeaux è una città di porto, affacciata sull’estuario della Gironda, con un clima mite e umido che deve molto all’oceano Atlantico. È la regione dei grandi rossi longevi, quelli che si comprano per tenerli in cantina decenni, eppure produce anche bollicine, e lo fa con gli stessi vitigni bianchi che usa per i suoi vini fermi: Sémillon e Sauvignon Blanc.

Il Crémant de Bordeaux è probabilmente il più sorprendente della famiglia. È morbido, rotondo, con una frutta bianca che si sente subito e una piacevolezza immediata che lo rende adatto a chi si avvicina alle bollicine per la prima volta. Non è impegnativo, non chiede attenzione, si beve con facilità e ti lascia la voglia di berne un altro calice. È quello che apriresti per un aperitivo estivo, per chi dice di non amare le bollicine, per chi vuole qualcosa di diverso senza avventurarsi troppo lontano da quello che conosce.

Crémant du Jura

Il Jura è una piccola regione a est della Borgogna, ai piedi delle Alpi. È un posto che sembra fermo nel tempo: vigneti stretti tra boschi e pascoli, paesi silenziosi, una Francia che pochi conoscono e che chi scopre difficilmente dimentica. Il clima è rigido d’inverno e generoso d’estate, e quella differenza si sente nei vini, che hanno carattere e che non assomigliano a niente di quello che hai bevuto prima. Il Crémant nasce principalmente da Chardonnay e Pinot Nero, ma è il territorio a fare la differenza, perché quegli stessi vitigni qui danno qualcosa che non troveresti mai in Borgogna.

Il Crémant du Jura è il Crémant per i curiosi, quello che non ti aspetti e che difficilmente dimentichi. Ha più corpo degli altri, una complessità che si rivela lentamente nel calice, e una personalità decisa che lo distingue dal resto. Non è un vino da aperitivo distratto, vuole un po’ di attenzione, e la ripaga. Piace a chi ha già girato un po’ tra le bollicine e vuole scoprire qualcosa di nuovo, a chi ama i vini con carattere, a chi è stanco di bere sempre la stessa cosa.

Crémant de Savoie

La Savoie è “montagna” nel senso più diretto del termine. Vigneti aggrappati alle pendici delle Alpi, circondati da neve d’inverno e aria fresca d’estate, in uno dei paesaggi più spettacolari della Francia. Il clima alpino e le escursioni di temperatura tra giorno e notte si traducono in vini che hanno una freschezza naturale che nessuna tecnica potrebbe replicare. Il vitigno principale è la Jacquère, insieme all’Altesse, due varietà autoctone che non troveresti quasi da nessun’altra parte.

Il Crémant de Savoie è il più leggero della famiglia, quello da bere senza pensarci, quello che va giù facile e mette di buon umore. È fresco, vivace, con una leggerezza che ricorda l’aria di montagna. Perfetto per un aperitivo estivo, per una giornata calda, per chi vuole qualcosa di fresco e piacevole senza complicazioni. Piace a tutti, anche a chi di solito non beve bollicine.

Crémant de Die

Die è una piccola città della Drôme, in una valle nascosta tra le Prealpi francesi, attraversata dal fiume Drôme. È un territorio che pochi conoscono anche in Francia, lontano dai circuiti turistici, fuori dalle rotte più battute, con una tradizione vinicola antica che ha resistito proprio perché non ha mai cercato i riflettori.

Il Crémant de Die nasce principalmente da Clairette e Muscat, due vitigni che danno al vino un profumo delicato, quasi floreale, con una dolcezza appena accennata che non stanca mai. È il Crémant più delicato della famiglia, quello da bere in un pomeriggio d’estate, quello che piace anche a chi di solito preferisce qualcosa di dolce. Non impegna, non sorprende, semplicemente piace, e a volte è tutto quello che serve.

Crémant de Limoux

Limoux è dove tutto è iniziato. Siamo nel Languedoc, a sud di Carcassonne, in una zona di colline calcaree battute dal vento, il celebre Cers, quel vento secco e freddo che scende dai Pirenei e che i vignaioli locali considerano uno dei segreti della freschezza dei loro vini. È un territorio antico, appartato, in cui  convivono due vini diversi che raccontano due tempi diversi dello stesso posto. 

La Blanquette de Limoux è la più antica, fedele al Mauzac, il vitigno autoctono di queste colline, con il suo carattere rustico e la sua freschezza agrumata. È un vino che sa da dove viene e non ha nessuna intenzione di cambiare. Il Crémant de Limoux guarda invece al futuro: Chardonnay e Chenin Blanc come protagonisti, è un vino più elegante, più rotondo, più vicino ai gusti di chi è abituato alle bollicine internazionali.

E poi ci sono gli altri

La Francia effervescente non finisce con i Crémant. Esistono altre bollicine francesi che non portano quel nome perché hanno una denominazione propria, una storia ancora più antica, o semplicemente perché hanno sempre fatto da soli, e che meritano almeno una menzione.

Il Bugey Cerdon, nella piccola regione del Bugey tra Jura e Savoie, è una bollicina rosata e leggermente dolce ottenuta da Gamay e Poulsard con il metodo ancestrale. È fresco, fruttato, con una dolcezza contenuta che lo rende perfetto per chi non ama le bollicine secche. Difficile non volergli bene.

La Clairette de Die, che già abbiamo incontrato nella Drôme, produce anche una versione con metodo ancestrale da Muscat: profumata, leggera, con una dolcezza naturale che viene direttamente dall’uva e non da aggiunte in cantina.

Il Saumur Mousseux e il Vouvray Mousseux, entrambi in Loira, sono bollicine di Chenin Blanc con una storia secolare. Sono vini più strutturati del Crémant de Loire, con una personalità più decisa.

Il Saint-Péray, nella Valle del Rodano, è una delle denominazioni spumantistiche più antiche di Francia: bianchi da Marsanne e Roussanne, burrosi e floreali, che sorprendono sempre chi li incontra per la prima volta.

Il Gaillac Mousseux, nel Sud-ovest, rivendica anch’esso un’origine antichissima delle sue bollicine, e come Limoux contesta a chiunque il primato di primo spumante della storia.

Il Crémant de Luxembourg, prodotto nella valle della Mosella lussemburghese, è l’unico Crémant che non nasce in Francia ma che la legge europea ha riconosciuto come parte della stessa famiglia. Nasce da vitigni come Pinot Blanc, Pinot Gris, Riesling e Auxerrois, gli stessi che trovi in Alsazia, a pochi chilometri di distanza. Vale la pena cercarlo, proprio perché in pochi lo conoscono.

Una bottiglia non ha bisogno di un’occasione

Lo Champagne è grande, e sarebbe ingenuo negarlo. Ma esiste un equivoco che il suo successo ha alimentato nel tempo, quello per cui le bollicine siano un linguaggio unico, un’unica voce, un’unica storia. I Crémant smontano quell’equivoco con discrezione, senza dichiararlo. Lo fanno semplicemente essendo quello che sono: vini di territorio, di luoghi che hanno qualcosa da dire e che aspettano solo di essere ascoltati.

Chi li conosce, raramente torna a fare la stessa domanda di prima: perché aprire una bottiglia solo per un’occasione speciale?